Non fa male, non si vede e non compare in nessun esame del sangue di routine. Eppure l’osso è uno degli organi più colpiti dalla celiachia non diagnosticata, e uno di quelli che si riparano meglio una volta avviata la dieta, a patto di occuparsene.
Perché proprio l’osso
Si sommano due meccanismi.
Il malassorbimento. Il calcio viene assorbito nel duodeno e all’inizio del digiuno, esattamente la zona che la celiachia danneggia di più, la stessa del ferro. La vitamina D, che permette questo assorbimento, viene a sua volta assorbita male (è una vitamina liposolubile, e i grassi passano male in un intestino leso). Il corpo, per mantenere il calcio nel sangue, attinge all’osso.
L’infiammazione. Le sostanze infiammatorie prodotte dalla malattia attiva stimolano direttamente il riassorbimento osseo. Un intestino che reagisce al glutine è un osso che si degrada un po’ più in fretta, anche con abbastanza calcio.
Il risultato, misurato negli studi: alla diagnosi, una quota importante degli adulti celiaci, spesso vicina alla metà, ha una densità ossea ridotta (osteopenia), e una minoranza una vera e propria osteoporosi. Il rischio di frattura è moderatamente aumentato. E tutto questo è silenzioso: l’osteoporosi si segnala solo con la frattura.
L’esame che lo misura
La densitometria ossea (o DEXA) misura la densità dell’osso, in genere all’anca e alle vertebre, con una radiografia a dose molto bassa, in pochi minuti, senza preparazione. Dà un punteggio confrontato con il riferimento: normale, osteopenia, osteoporosi.
Nell’adulto, la maggior parte delle raccomandazioni la propone alla diagnosi di celiachia o entro l’anno successivo, sistematicamente in alcuni protocolli, in base ai fattori di rischio in altri: età superiore ai 30 anni, diagnosi tardiva, carenze marcate, menopausa, precedenti fratture, basso peso. Serve come punto di partenza, e viene ripetuta uno o due anni dopo per misurare il recupero.
Nel bambino e nell’adolescente non è sistematica: il loro osso si ricostruisce in fretta e completamente con la dieta. Si discute nelle forme gravi o tardive.
Cosa ripara la dieta
È la buona notizia di questo articolo, ed è solida. La dieta senza glutine rigorosa è la terapia dell’osso celiaco. Man mano che la mucosa cicatrizza (i tempi sono qui), l’assorbimento del calcio e della vitamina D riprende, l’infiammazione si spegne, e la densità ossea risale nettamente già dal primo anno, di diversi punti percentuali, che per un osso è molto. Il miglioramento continua per diversi anni.
Nel bambino e nell’adolescente il recupero è in genere completo: raggiungono lo stesso picco di massa ossea degli altri, a condizione che la dieta sia rigorosa durante gli anni della crescita. Nell’adulto diagnosticato tardi, dopo i quaranta o i cinquant’anni, può restare parziale, perché l’osso ha meno capacità di ricostruirsi; è per loro che il resto conta di più.
Bambino e adolescente
Recupero in genere completo
- Stesso picco di massa ossea degli altri
- A condizione di una dieta rigorosa durante la crescita
Adulto diagnosticato tardi
Recupero a volte parziale
- Dopo i quaranta o i cinquant'anni
- L'osso ha meno capacità di ricostruirsi
- Calcio, vitamina D e attività contano di più
Cosa bisogna aggiungere
La dieta fa l’essenziale, non tutto.
- Il calcio, prima di tutto dall’alimentazione: latticini (se il lattosio passa, oppure in versione senza lattosio), formaggi, acque minerali ricche di calcio, verdure verdi (cavolo, broccoli), sardine con la lisca, mandorle, tofu al calcio. L’obiettivo per un adulto è dell’ordine di 1 000, 1 200 mg al giorno; un integratore completa se l’alimentazione non ci arriva.
- La vitamina D. La carenza è molto frequente alla diagnosi, e si corregge raramente con la sola alimentazione: un integratore viene quasi sempre prescritto, dosato sugli esami del sangue, e spesso proseguito. Il sole aiuta, l’inverno meno.
- L’attività fisica, soprattutto quella che mette l’osso sotto carico: camminata, corsa, scale, rinforzo muscolare. L’osso si rinforza sotto sollecitazione; si indebolisce a riposo. È uno dei rari consigli di salute che vale per tutti e non costa niente.
- Evitare quello che rovina l’osso: il fumo, l’eccesso di alcol, il sottopeso.
- Le terapie per l’osteoporosi (bifosfonati e altri) si discutono con il medico quando la densità è nettamente bassa o c’è stata una frattura; nella maggior parte delle persone celiache bastano la dieta, il calcio e la vitamina D, e si rivaluta alla densitometria successiva.
In sintesi
- La celiachia rende fragile l’osso per malassorbimento di calcio e vitamina D, e per l’infiammazione; è silenziosa.
- Alla diagnosi una quota importante degli adulti ha una densità ridotta: densitometria nell’adulto, alla diagnosi o entro l’anno.
- La dieta rigorosa è la terapia: la densità risale già dal primo anno, completamente nel bambino, parzialmente nell’adulto diagnosticato tardi.
- Calcio dall’alimentazione (1 000, 1 200 mg), vitamina D quasi sempre integrata, attività fisica sotto carico.
- Densitometria di controllo a uno o due anni per misurare il recupero.
Fonti
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- Zanchetta M. B., Longobardi V., Bai J. C. Bone and celiac disease. Current Osteoporosis Reports, 2016; 14(2): 43-48. Meccanismi, prevalenza di osteopenia e osteoporosi alla diagnosi, recupero con la dieta.
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- Mora S. e coll. Reversal of low bone density with a gluten-free diet in children and adolescents with celiac disease. American Journal of Clinical Nutrition, 1998; 67(3): 477-481. Recupero completo della densità ossea nel bambino con la dieta.
Queste informazioni non sostituiscono un parere medico. La prescrizione della densitometria ossea, le dosi di calcio e vitamina D e un'eventuale terapia per l'osteoporosi si decidono con il tuo medico, sulla base dei tuoi esami.